venerdì 16 luglio 2010

Umidità di risalita negli edifici: Biodry la sconfigge

Pubblicato da Gloria Soresi


Nel corso di un incontro sull’argomento presso l’ordine degli architetti di Varese, Daniele Tarabini, responsabie di Biodry, predenta l’innovaitvo sistema per sconfiggere definitivamente l’umidità capillare di risalita.

Una carrellata di sicuro interesse per i partecipanti del seminario su “Le ricette del restauro” quella che ha visto succedersi materiali e tecniche per il recupero edilizio di qualità. Il seminario, il cui focus era sull’umidità di risalita, si è articolato per così dire in due fasi, la prima concernente la “diagnostica” e la seconda sulle tecniche ed i materiali innovativi per l’opera di risanamento.

Il primo intervento “Umidità di risalita e fenomeni di degrado nell’edilizia storica”, ha visto Giulio Mirabella Roberti – professore associato dell’Università degli Studi di Bergamo, docente supplente nell’area ricerca dell’Università Iuav di Venezia – esporre alcuni casi emblematici, parte di una ricerca tuttora in corso, di costruzioni e restauri effettuati su edifici della Serenissima.

Le problematiche in esame denotavano il deterioramento delle costruzioni dovuto all’azione costante degli elementi naturali (acqua nel caso di Venezia). La manifestazione del degrado, secondo Giulio Mirabella Roberti, non è conseguenza solo delle condizioni esterne ma anche del tipo di muro, vale a dire della sua consistenza e/o porosità.

Poiché il muro si consuma per l’effetto disgregante dei sali presenti nelle malte e nell’acqua di cui è impregnato, non è sufficiente interrompere il regime di umidità ma, per un restauro di qualità che duri nel tempo, occorre anche valutare come il materiale presente ha reagito. Mattoni più recenti rispetto a quelli dell’epoca di costruzione, o di composizione diversa, reagiscono in maniera differente, così come le malte.

Si assiste spesso a fenomeni in cui si è privilegiato, nel corso dei restauri, l’uso di malte di recente formulazione associate a mattoni di recupero, cioè di vecchia fabbricazione. In questi casi, la disgregazione ha assalito in maggior misura i mattoni, fino a distruggerli completamente mentre la malta è rimasta pressoché intatta.

Cantini Lorenzo, professore a contratto del Politecnico di Milano, Dipartimento di ingegneria strutturale, laboratorio prove materiali, ha introdotto “La diagnostica del restauro” spiegando le potenzialità del metodo termografico. Questa metodica consente, partendo dal terreno, di definire la tecnica costruttiva e di accertare la presenza di parti o coperture lignee, o di altri materiali. L’obiettivo è di arrivare ad identificare un modello strutturale della costruzione in esame.

A seguire l’intervento di Luigi Vantangoli, esperto di materiali e responsabile tecnico di Quarto Forno – sistemi bioedili certificati. Secondo Vantangoli occorre saper individuare il prodotto giusto secondo il tipo di supporto sul quale si interviene, sottolineando quanto la calce, nella sua semplicità, abbia costituito e costituisca tutt’oggi, salvo casi particolari, il migliore dei materiali per gli intonaci. La conclusione del tecnico è, quindi, che l’avvento del cemento abbia abbassato la durabilità degli intonaci a causa dell’azione corrosiva e disgregante dei sali in esso contenuti, principalmente nitrati, solfati e gesso.

Particolarmente interessante ed appropriato, in questo contesto, l’intervento di Daniele Tarabini di Biodry.
Biodry infatti offre la soluzione definitiva in caso di umidità da assorbimento. Il dispositivo messo a punto dall’azienda è risolutivo per qualsiasi problematica legata all’umidità dei muri e può essere utilizzato con la sola esclusione dei casi di allagamento. Il servizio di prosciugamento è garantito per 3 anni.

Il sistema, in estrema sintesi, consiste nell’applicazione, sui muri interessati da umidità, di un dispositivo che inverte il differenziale elettrico. Questo fa sì che l’acqua, anziché risalire, discenda nel terreno. Questo intervento comporta la regressione dell’umidità riportandola in determinati parametri, ritenuti naturali ed accettabili perché il muro sia ritenuto asciutto.

Nella fase diagnostica, Biodry utilizza l’analisi ponderale che consente di quantificare con esattezza l’umidità di un muro nel suo interno ed effettua a seguire delle verifiche periodiche per accertare che l’umidità sia nei parametri stabiliti.

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